L’anno del Re e maturità scolare!

“Il sesto anno di vita lo si chiama, nelle scuole Waldorf, l’anno del Re (o della Regina come tengono a sottolineare le mie figlie). Nel corso di esso il bambino si sviluppa enormemente, tanto nel capo, quanto nella vita di sentimento. Si sente un “campione del mondo” quando è in grado di padroneggiare qualcosa, capacità che i bambini di 4-5 anni ancora non possiedono, neppure per quanto riguarda l’aspetto motorio. In tale periodo, in asilo e in casa, il bambino può trasporre nella pratica le facoltà conquistate. Il seienne può aiutare i bambini più piccoli a vestirsi, può spingerli sull’altalena, può arrampicarsi sugli alberi e così via. Nei lavori domestici e in giardino egli può essere di vero aiuto, in modo del tutto diverso dai più piccini.

Tutto ciò dà al bambino di sei anni la fiducia in sé stesso e ne fa una piccola personalità. I bambini di 4-5 anni si lasciano sempre “deviare” da nuove sollecitazioni e così dimenticano con facilità, ciò che, ancora un attimo prima volevano fare. Al contrario, il seienne, porta fino in fondo il lavoro iniziato. Su di lui si può fare affidamento e sarà felice di portare a termine qualche piccolo compito speciale richiesto dalla maestra o dalla mamma.

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Fiaba Pasquale: Il Pastorello

Oltre alla bellissima fiaba del Leprotto di Pasqua ce ne sono altre che possono esser raccontate in questo periodo. Sono soprattutto quelle in cui le persone devono passare attraverso la sofferenza, l’incantesimo o la morte. Questo per rappresentare la Passione e poi con il lieto fine, o il raggiungimento dello scopo, la Risurrezione o Risveglio. Una fiaba che mi piace molto narrare in questo periodo è quella de “Il Pastorello”.

“C’era una volta un pastorello che possedeva un’unica pecora, piccola e dal vello morbidissimo. Poichè era bianca come la neve la chiamò Biancaneve. Ogni giorno il bambino andava con la sua pecorella al pascolo dove si potevano trovare erbe succose ed aromatiche. E affinchè la potesse udire anche da lontano le appese al collo un campanello d’oro.
Un giorno se ne andarono al pascolo al levar del sole e siccome aveva cominciato a far caldo erano entrambi molto assetati. Udirono venire, dal bosco vicino, un lieve sussurrare. Era proprio acqua? Appena si avvicinarono videro una sorgente zampillare allegra dalla roccia. Il giovinetto si chinò, attinse l’acqua chiara con tutte e due le mani, e bevve. Poi anche la pecorella bevve l’acqua che scorreva fresca sui sassi come un ruscello.
Il ragazzo però, tutt’a un tratto si sentì così stanco che non volle proseguire. Si sdraiò sotto un albero ombroso e si addormentò. Biancaneve invece corse via seguendo il ruscello, lontano, sempre più lontano.
Quando il ragazzo si svegliò si guardò intorno e cominciò a gridare: “Biancaneve, Biancaneve!”. Poi non udendo nulla si rimise in fretta il suo berrett, mise a tracolla la sua bisaccia e si mise in cammino per cercare la pecorella.
Per tutto il giorno continuò a cercare, fino a sera. Il sole era appena tramontato tuffandosi fra mille colori, quando si sedette su un grande masso e si mise a piangere. E mentre così piangeva udì all’improvviso un canto meraviglioso. Era un uccellino che dalla cima di un albero cantava la sua canzone alla sera. Appena l’uccellino taque il giovanetto gli gridò: “Ah, mio piccolo caro uccellino, io cerco Biancaneve, la mia pecorina!”. L’uccellino fece un cenno col capo e indicò con il becco in direzione del bosco. Di sicuro voleva dire: “E’ andata di là!”.

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Storia del Leprotto di Pasqua

C’erano una volta un papà leprotto ed una mamma leprotto che avevano sette leprottini e non sapevano quale sarebbe diventato il vero Leprotto di Pasqua. Allora mamma leprotto prese un cestino con sette uova e papà leprotto chiamò i leprottini. Poi disse al più grande: “Prendi un uovo dal cestino e portalo nel giardino della Grande Casa dove ci sono molti bambini”. Il leprotto più grande prese l’Uovo d’Oro, corse nel bosco, attraversò il ruscello, uscì dal bosco, corse per il prato e giunse al giardino della casa. Qui, voleva saltare oltre il cancello, ma fece un balzo così grande e con tanta forza che l’uovo cadde e si ruppe. Questo non era il vero Leprotto di Pasqua.

Ora toccava al secondo. Egli prese l’Uovo d’Argento, corse via nel bosco, attraversò il ruscello, uscì dal bosco, corse per il prato; allora la gazza gridò: “Dallo a me l’uovo, dallo a me l’uovo, ti regalerò una moneta d’argento!”. E prima che il leprotto se ne accorgesse la gazza aveva già portato l’Uovo d’Argento nel suo nido. Neanche questo era il vero Leprotto di Pasqua.

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Il Leprotto Pasquale

Il Leprotto porta e nasconde le Uova di Pasqua in giardino per la tradizionale ricerca: ovetti di cioccolato, uova di gallina colorate o grandi uova con sorpresa. I miei bambini preparano dei nidi di erba fresca nel prato ornati con fiori e lasciano alcune carote come ringraziamento per il Leprotto e la sua famiglia. Dopo il racconto del Leprotto Pasquale prendono impazienti i loro cestini ed escono. Tornano sempre rossi ed eccitati con i loro cesti colmi di uova.

Questo Leprotto però è speciale e non andrebbe confuso con le comuni lepri dei campi e i loro amici conigli. Essi sono suoi buoni amici ma questo leprotto è invisibile ed ha naturalmente un mantellino d’oro. Affinchè il Leprotto Pasquale possa arrivare, gli adulti dovranno conoscerlo meglio ed essere convinti del suo mitico valore. Il Leprotto è un erbivoro e non fa male a nessun altro animale. La Lepre non ha, al contrario del Coniglio, alcuna tana o cunicolo per nascondersi. Vive così in una certa mancanza di patria, o visto in altro modo, ovunque è la sua patria. Il Leprotto in alcune regioni veniva chiamato “Maestro delle Lampade”, “Mister Lampe”. Lo si accoglieva come portatore di luce in senso simbolico e come “Animale Guida”. Questo nome, inoltre, indica bene la sua appartenenza alla Dea Germanica della Luce e della Primavera, di cui il Leprotto era messaggero e accompagnatore.

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Pedagogia Waldorf-Steiner a Grosseto

Da alcuni mesi, grazie ad una mamma, Chiara, che mi ha contattata, sono venuta in contatto con un Gruppo di Genitori di Grosseto. Io sono cresciuta fra le belle colline Maremmane e il Liceo l’ho frequentato proprio lì, a Grosseto. La terra della Maremma è aspra e generosa nello stesso tempo e così sono anche gli uomini e le donne che vi ho incontrato. Sono cresciuta in un piccolo paese, fra i monti e il mare, e lì gli uomini sono taciturni, legati alla Terra; alcuni non avevano mai visto il mare ma si incantavano ancora di fronte ai tramonti.

Ora sono felicissima di partecipare, come formatrice e consulente al nascere di una Scuola Nuova a Grosseto che possa gettare nuovi paradigmi educativi e sociali. Felice di concorrere alla realizzazione di un’iniziativa importante che arricchisca i luoghi che mi hanno cullata e cresciuta.

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